Rete Museale

I Musei dove opera Historia S.n.c.

Museo di Arte Povera di Sogliano al Rubicone

Non fatevi trarre in inganno dal nome. L’aggettivo “povera”, qui riferito al sostantivo “arte”, si riferisce al materiale con cui sono fatti gli oggetti esposti: la carta. 

Buona parte della collezione del Museo di Arte Povera di Sogliano al Rubicone (FC) mostra carte stampate dalla metà del XIX secolo in poi quando, grazie alla cromolitografia, si poterono stampare grandi tirature di immagini colorate a basso prezzo: almanacchi, ricette, figurine, brochures, immagini religiose, pianeti della fortuna, calendarietti profumati dei barbieri, cartoline, ecc.

Grazie a questo museo è possibile osservare l’evoluzione grafica del gusto in quasi due secoli di tempo, sino ai giorni nostri.

La famiglia Parenti iniziò a collezionare “foglietti, figurine, calendarietti, librettini e santini”, considerando la “carta povera” una testimone della storia di un’epoca (a volte più vera di quella scritta in volumi pieni di date, di cifre e di citazioni).

Museo del Disco d’Epoca di Sogliano al Rubicone (FC)

“Il disco e la musica raccontano 130 anni di storia contemporanea”, questo è il motto del Museo del Disco d’Epoca di Sogliano al Rubicone.

Si tratta di un originale Museo dove la Storia, quella con la esse maiuscola, viene affrontata da un particolare punto di vista: quello del suono registrato.

Leggiamo nel sito del Museo:

“…Maria aveva un agnellino, il mantello era bianco come la neve e dovunque Maria andasse l’agnellino non mancava di andare…
Questa popolare filastrocca americana, fu “gridata” da Thomas Alva Edison nel tubo collegato al primo rudimentale fonografo, e con enorme sorpresa dello stesso inventore, riuscì ad essere riprodotto molto chiaramente”.

Da qui in poi, il Museo ripercorre la storia moderna suddividendola in alcuni, fondamentali capitoli:

dal cilindro al disco“, con la storia del microsolco, dalla fine della seconda guerra mondiale in poi, “il disco e la politica“, dove possiamo ascoltare la voce di alcuni dei protagonisti della storia del XX secolo, “i picture disc”, sezione del Museo dedicata a dischi in vinile trasparente con un immagine dell’artista, del tema della canzone, ecc., “età moderna“, dove posiamo ammirare gli strumenti nati per registrare suoni e musica, dal mitico Geloso agli apparecchi più moderni, “libretti d’opera“, un sofisticato archivio dove poter cercare i libretti delle opere.

La Fondazione Guerrino Tramonti a Faenza (Ra)

Guerrino Tramonti nacque il 30 giugno 1915, a Faenza. 

Partecipò, precocissimo, a diverse mostre regionali e nazionali: nel 1931 ottenne il premio “Rimini”; nel 1932 e nel 1934 il 1° premio al Concorso “Rubicone” della città di Rimini.
Tra il 1944 e il 1947 si trasferì a Venezia, dove frequentò lo studio di Filippo De Pisis, artista già incontrato diverse volte in Emilia-Romagna.

Nel 1951 inaugurò il suo studio in via Tolosano a Faenza ed fu nominato insegnante di plastica alla Scuola d’Arte di Civita Castellana.

Nel corso dei decenni successivi, sino alla fine degli anni Sessanta, quando terminerà l’attività di ceramista per dedicarsi alla pittura, ottenne diversi riconoscimenti.
Nel 1956 l’editore De Luca pubblicò una sua monografia, con presentazione di Leonardo Sinisgalli, nella collana “Artisti d’oggi”. 
Dal 1953 diresse diverse Scuole d’Arte italiane: Castelli d’Abruzzo, Cagli, Forlì ed infine Nove di Bassano, dove terminò la sua carriera scolastica.
Dagli anni Settanta in poi continuò ad esporre con successo in mostre collettive e personali in Italia e in tutto il mondo (ricordiamo anche la mostra postuma “Ceramica Viva” a Tokyo, presso l’Istituto Italiano di Cultura).

Guerrino Tramonti morì a Faenza il 17 ottobre 1992.

Le sue opere sono presenti in moltissimi Musei italiani e stranieri, dalla Pinacoteca Comunale di Faenza alla Città del Vaticano, dal Victoria and Albert Museum di Londra al Museo Arte Moderna di Tokyo.

La Fondazione Guerrino Tramonti è divenuta una realtà nel 2010 per valorizzare il “contenitore” che l’artista volle nella sua casa-museo nel 1987. 

Conta 7 sale e circa 390 opere, dai piatti di ceramica ai tappeti.
Nelle sale sono esposte le opere che, secondo l’autore, meglio rispecchiano il suo percorso artistico: un’immensa varietà di forme e di colori e un sublime mondo espressivo creato da un’originale sensibilità cromatica, applicata anche ai dipinti su tela e tavola.
Il periodo iniziale (anni Trenta e Quaranta) è rappresentato dalle sculture in terracotta.
Sono presenti anche dipinti del “periodo veneziano”(1945 – 1948) caratterizzati dall’estetica post-metafisica, per passare alle opere in ceramica smalt

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ata in policromia, con una grande intensità cromatica e dalla straordinaria qualità dei rivestimenti che danno vita a immagini eccezionalmente nitide e poetiche. Nel Museo si possono ammirare le sue “porcellane”, di cui era particolarmente orgoglioso, ispirate ai materiali e alle tecniche della ceramica di Cina, Corea e Giappone.
Sono esèposti anche i suoi famosi dischi decorativi, eseguiti con la tecnica dell’invetriatura a grosso spessore, “inventata” dall’artista nel 1953.
Nell’ultima sala troviamo infine i dipinti ad olio realizzati tra la fine degli anni Sessanta e il 1992, anno della sua morte.
A concludere il percorso, è stato ricreato lo studio dove l’artista ha operato negli ultimi anni.

 

 

 

 

La Fondazione Guerrino Tramonti si trova a Faenza, in Via Fratelli Rosselli, 8.
L’ingresso è gratuito e le visite guidate per scuole ed enti si tengono su appuntamento.
Il Museo è aperto dal lunedì al sabato, dalle ore 14,30 / 18,30, domenica e mattine su appuntamento.

Castelnuovo di Noarna (TN)

Castelnuovo di Noarna, risorto dalle proprie rovine dopo essere nato probabilmente come fortificazione in epoca romana,   dominava dal IX sec. la Vallagarina.noarn03

Nel 1177 in Vallagarina venne ucciso Adalpreto, principe vescovo di Trento.

Nella zona ci furono violenti scontri armati. Nel corso di questi combattimenti Castel Noarna venne seriamente danneggiato. Alla fine del 1200, i Castelnuovo decaddero per cause ignote e il castello passò alla famiglia dei Castelbarco, una delle famiglie più importanti del Principato di Trento.

Successivamente il castello passò alla famiglia dei Lodron nel 1486. Sotto il principato  di Nicolò Maria Lodron (1475 – 1548) il castello assunse l’aspetto attuale, trasformandosi da fortificazione difensiva in dimora gentilizia: fece realizzare i nuovi settori residenziali del castello, gli affreschi della scala principale e quelli del giardino d’inverno.

Dopo il 1876 la famiglia Lodron, che fino ad allora aveva dimorato nel Castello, si trasferì nel palazzo di Nogaredo, utilizzando il castello solo come residenza estiva. Verso la fine del secolo il castello venne definitivamente abbandonato e i mobili ivi contenuti vennero trasportati nel palazzo di Nogaredo.

La base dell’impianto attuale (il mastio, le fortificazioni e la merlatura guelfa) si fa risalire al XIII secolo.cast_internofinestra_1
All’interno del castello si trova il Mastio, elemento fondamentale della struttura difensiva di un castello, formato dalla torre principale ornata da una merlatura guelfa, due locali di guardia e le prigioni. Nei muri che circondano il Mastio, che rimane l’unica parte non modificata da successive ristrutturazioni, troviamo inseriti nelle mura di epoca rinascimentale archi a tutto sesto e in pietra rossa a testimonianza delle preesistenti strutture medioevali.

Dal cortile del mastio possiamo accedere alla Cappella. All’interno troviamo un abside quadrato con finestre a tutto sesto. Le volte dell’abside e della navata sono a crociera. Di notevole importanza è la pala “L’incoronazione della vergine con i santi Nicola e Francesco”, risalente al 1580. In essa troviamo rappresentato San Nicola in abiti vescovili con mitra e pascolare, le tre palle d’oro che ha in mano simboleggiano l’elemosina fatta dal santo. La sua presenza è motivata dai legami con S. Nicola protettore degli oppressi. Dedicata a San Nicola sia in onore di Nicolò Lodron, padre di Gasparo che la commissionò, sia in quanto San Nicola figura come protettore dalle pestilenze che in quell’epoca infestavano la zona La pala è stata attribuita a Paolo Naurizio.

L’atrio d’onore è un raro esempio di copia pittorica (parziale) della volta volta michelangiolescamichelangiolesca, risalente alla seconda metà del 1500. Al centro della volta troviamo la Creazione degli Astri, la Separazione della luce dalle tenebre, e un figura di Ignudo. Nelle due fasce sottostanti due file di profeti e sibille. Nelle lunette troviamo invece scene cavalleresche ed epiche ambientate nelle nostre valli. In particolare nella lunetta a fianco della porta gotica possiamo ammirare in una veduta della vallagarina da sud verso nord: Castel Noarna, Castel Pietra e Castel Beseno con in primo piano due cavalieri.

Al piano superiore troviamo la Stuba Magna che contiene un ciclo CastelNoarnaViale-w1000di affreschi composto di 24 scene che raffigurano le guerre d’indipendenza e religiose dei Paesi Bassi. Esso è stato ripreso da una serie di Geschichtblaetter prodotti dalla bottega del fiammingo Franz Hogenberg.

per visite al castello:
Fausto Zani – +39 335 6295965
fausto.zani(at)castelnoarna.com

Come raggiungere Castel Noarna
Uscita autostradale A22 Rovereto Nord

Via Castelnuovo, 19 – Noarna di Nogaredo (TN) – Italia

coordinate GPS latitudine 45.912765 longitudine 11.016091

Fortezza (Castrocaro Terme, FC)

In una delle vallate più belle dell’Emilia Romagna, a circa dodici chilometri da Forlì, sorge, a protezione della cittadina di Castrocaro Terme, la sua Fortezza. IMG_20150625_113229

La fortificazione ha ormai più di un millennio di vita, scanditi in tre grandi periodi: imperiale, il periodo della Chiesa e quello fiorentino.

Già nel X sec., probabilmente, la torre segnava il confine tra Longobardi e Bizantini. La prima documentazione scritta, ad ogni modo, è del 1059, quando nella Fortezza viveva una famiglia comitale fedele all’Imperatore tedesco.

Dopo la morte di Federico II (1253), e con l’aiuto angioino, il regno del Papa si allarga, inglobando anche Castrocaro (1282).

Solo nel 1403 Castrocaro e la sua Fortezza vennero annesse alla Repubblica fiorentina fino all’inizio del XVII secolo quando, le nuove strategie politiche dell’epoca, portarono la repubblica a disinteressarsi di Castrocaro e della sua Fortezza. Nel 1676 venne ceduta a livello, e nel 1782 venduta a privati. IMG_20150625_114001

Non venne più abitata per i successivi trecento anni, fino al 10 settembre 1923, quando la Fortezza venne acquistata dal Comune, che nel 1980 delibererà il restauro dell’imponente struttura fortificata.

Nel 1982 ebbero inizi i lavori di restauro, individuandone il nuovo destino in un utilizzo culturale e turistico. A lavori ultimati (primavera del 2000) la Fortezza è stata affidata in gestione alla Proloco di Castrocaro.

Al suo interno si trova il Museo Storico, nel quale sono esposti numerosi reperti, dalla preistoria al periodo etrusco, romano, longobardo e bizantino, fino al Medioevo, al IMG_20150625_114503Rinascimento e oltre: selci, monili, monete, medaglie, vetri, maioliche, armi, pergamene, scritti e disegni, due rari cassoni nuziali: il primo del secolo XI, con decori “tardo-bizantini”, l’altro del secolo XV, con decori a rilievo in “pastiglia” dorata, diversi mobili d’epoca, quadri e tracce di affresco.

Orari di apertura ordinaria

Gennaio
Apertura solo il 1° ore 10-13 e 15-19

Marzo
sabato ore 15-19
domenica e festivi ore 10-13 e 15-19 IMG_20150708_203611

Aprile, maggio
sabato ore 15-19
domenica e festivi ore 10-13 e 15-19

Giugno, luglio, agosto, settembre
sabato ore 16-20
domenica e festivi ore 10-13 e 16-20

Ottobre
sabato ore 15-19
domenica e festivi ore 10-13 e 15-19
Esclusi il 30 e 31 ottobre per la preparazione dell’evento
LA NOTTE DI OGNISSANTI

Novembre
sabato ore 15-19
domenica e festivi ore 10-13 e 15-19
Ad esclusione del 1 novembre

Dicembre
Sabato 3 ore 15-19
Domenica 4 ore 10-13 e 15-19

PREZZI

Intero € 5
Ridotto € 4 (oltre 65 anni e bambini fino a 14 anni)
Gratis bambini sotto i 10 anni accompagnati da adulti.

Casa Museo Carlo Gajani (BO)

Carlo Gajani nasce a Bazzano l’11 gennaio 1929. occhi

Dopo gli studi di pianoforte al Conservatorio, condotti fino quasi al diploma, frequentò il liceo classico e si iscrisse in seguito alla Facoltà di Medicina dell’Università di Bologna. Praticò quindi la professione medica per una quindicina d’anni, dedicandosi contemporaneamente alle attività artistiche.

Alla fine degli anni ’60 decise di abbandonare la carriera medica, perseguita con successo nella sfera ospedaliera e privata, per diventare artista a tempo pieno.

E’ stato tra i primi in Italia ad occuparsi del problema dei rapporti tra ritratto e fotografia. Pier Paolo Pasolini

In particolare, nedagli anni ’70, rivolse la propria attenzione verso il ritratto dipinto partendo da una base fotografica. Eseguì così numerosi ritratti di artisti, scrittori e intellettuali in vari campi – da Moravia a Pasolini, da Calvino a Eco, da Arbasino a Ginzburg, da Celati a Scabia, etc.

Dagli anni ’80 abbandonò definitivamente i pennelli per dedicarsi soltanto a mezzi espressivi puramente fotografici – nel ritratto, nel paesaggio, nel nudo. Lavorò sui paesaggi urbani del Nord America; in Italia “esplora” la pianura di qua e di là del Po e, ormai a fine carriera, al suo Appennino.

Nella Valle del Po (4)

Dragodena

 

 

 

 

 

 

Morì nella casa dei suoi nonni nel 2009.

Oggi la Casa dell’artista è divenuta sede del Museo e dell’omonima Fondazione Carlo Gajani e si trova in Via De’ Castagnoli 14, a Bologna

Le opere di Carlo Gajani sono state esposte, oltre che in diversi spazi pubblici e privati in Italia, anche in Francia, Regno Unito, Germania, Stati Uniti e Canada.

Collezione Mario Piva (FE)

Mario Piva è un artista ferrarese. Mario Piva3

Industriale, nel 1958 fondò la Stayer, amante dell’arte (“espressione diretta di una civiltà,della sua storia,del suo futuro”), in più di quarant’anni ha creato oltre seicento opere d’arte, sempre sperimentando materiali nuovi : troviamo infatti opere in creta, marmo, legno, ferro, rame, bronzo, dai pochi centimetri di altezza agli oltre due metri e mezzo del cavallo che posiamo ammirare in via Bologna, a Ferrara, fino ai quattro metri e mezzo del Cristo posto nel sagrato dinnanzi alla chiesa di Tresigallo (FE). MARIOPIVA2

Senza timori, Piva partì dal figurativo sino a sviluppare uno stile artistico personalissimo, ben riconoscibile, costituito da strutture geometriche squadrate, a volte desunte dal corpo umano.

Temi ricorrenti sono la Donna, la danza, i cavalli, gli uccelli, la morte, il concepimento.

Molte sue opere, oggi sono visibile nella “Collezione Mario Piva“, un vero e proprio Museo privato dove, con grande leggerezza, è possibile seguire l’evolversi dello stile del maestro da alcune delle prime opere sino a quelle recentissime.

Mario Piva2

Foto di Marcello Tani

La galleria, inoltre, è spesso sede di seguitissimi incontri artistici, presentazioni di libri, cataloghi, eventi culturali vari.

La Collezione si trova a Ferrara, in via Cisterna del Follo 39 ed è visitabile Venerdì e Sabato dalle 10-12 e dalle 16-18.

L’ingresso è gratuito