Noi non ci stiamo

Negli ultimi tempi capita sempre più stesso di vedere istituzioni museali, anche molto prestigiose, aprire i propri ambienti a varie forme di ginnastica, ballo e dj set.

É già successo poco tempo fa al Museo Egizio di Torino (con questi signori che correvano allegramente tra teche e statue, mettendo, suppongo, in pericolo, i reperti stessi), più recentemente al MART di Trento ed infine al PAC (padiglione di Arte Contemporanea) di Milano.

Naturalmente si possono mettere in campo tutte le scuse possibili ed immaginabili per giustificare “eventi” di questo genere.

Noi di Historia-vbc, però, non ci stiamo. 

Siamo, è vero, professionisti del settore, quindi lavoriamo con e nei musei anche per interesse economico.

Ma per lavorare in questo ambito, come in realtà dovrebbe poi succedere in qualsiasi ambito lavorativo, bisogna anche e soprattutto amare davvero e spassionatamente i musei ed i loro scopi.

Tra gli scopi del Museo, oltre naturalmente alla ricerca ed alla cura della nostra eredità culturale, c’è anche la valorizzazione, sostantivo che molto spesso fa rizzare i capelli in testa ad alcuni

studiosi e ricercatori (forse anche perché, se vogliamo dirla proprio tutta, costoro risultano abbastanza noiosetti nel momento in cui si improvvisano divulgatori). 

Noi, invece, amiamo divulgare, ovvero: far capire a chi non se ne intende, l’importanza (passata, presente e soprattutto futura) di quanto esposto nei musei/pinacoteche/ecc.. Non a caso il nostro motto è: ” il futuro ha radici antiche”.

Questi eventi “ballerini”, al contrario, non arricchiscono culturalmente chi vi partecipa (vi do’ una brutta notizia: la Cultura non si acquisisce per osmosi!).

Diciamola tutta: sono eventi creati per far cassa.

Fine tutt’altro che detestabile, sia ben inteso, ma che si può portare avanti in mille altri modi: visite guidate, didattica, facendo partecipare attivamente i non addetti ai lavori (anche quelli che non sono mai entrati un un museo) alla vita stessa del’istituzione, ecc.

Insomma: facendo si che la visita ad un museo non diventi

una buffonata, ma un’esperienza che porti ad un accrescimento personale.

Io, almeno, la penso così, e voi?