Cosa significa occuparsi del patrimonio culturale nell’età dell’onlife, dell’intelligenza artificiale e dell’iperstoria?
In mezzo alla sempre crescente massa di comunicazioni e dati, cosa può essere considerato veramente conoscenza?

Dalla codifica del linguaggio, passando per la scrittura, la stampa, i mass media e le telecomunicazioni, gli algoritmi e i big data, le novità degli ultimi anni si configurano come l’ultima evoluzione delle tecnologie culturali. Comunicare e trasmettere informazioni significa selezionare, riassumere e codificare in un messaggio fedele al significato e comprensibile tra mittente e ricevente. Così come le parole (scritte o parlate) di una poesia non possono trasmettere integralmente le emozioni che si intendono comunicare, così ChatGPT non riuscirà perfettamente a riassumere tutti i dettagli importanti dell’ennesimo libro da studiare.
Il fattore umano quindi non ne esce ridimensionato, come sembra all’apparenza, in quanto solo l’essere umano può imparare come impiegare al meglio questi strumenti nella comprensione del mondo e nella creazione artistica.
Si potrebbe affermare che siamo passati dalla carestia alla indigestione di informazioni nell’arco di mezzo secolo (per non parlare dell’era pre-digitale).
Saper tracciare una rotta in questo mare burrascoso è quindi una competenza necessaria per sfruttare le grandi opportunità offerte dal bit in materia di conservazione, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale. Ora è possibile creare ciò che i nostri antenati potevano solo sognare nel fare ricerca, nell’educare e nel creare valore per la società. Le tracce della storia degli Este a Voghiera potrebbero diventare le fondamenta per visite immersive e accessibili nella Versailles d’Italia, riportata al suo splendore originario e abitata dai suoi occupanti originali grazie alla combinazione tra modellazione digitale e gli studi storici sull’argomento.
Indubbiamente una bella e possibile immagine in realtà virtuale per il seicentenario del castello del 2035, ma è importante considerare anche le possibili applicazioni del digitale nella ricerca archeologica in una zona di importanti scavi romano-bizantini e il ruolo che l’interazione cultura-tecnologia svolge nella vita della comunità che frequenta il museo.
Historia s.n.c. ha il piacere di comunicare che ha colto nuovamente la sfida di come trattare la cultura in maniera innovativa, in collaborazione con l’ente di formazione di Piacenza COM2 e nel contesto del corso di alta formazione regionale di tecnico della valorizzazione culturale[3]. In qualità di partner per presa in stage, il museo di Belriguardo ha accolto un nuovo stagista con formazione in analisi del sistema e della domanda culturale, progettazione e gestione di percorsi, esperienze e eventi e in legislazione del settore cultura.
Ma perché vi stiamo parlando di questo?
Perché qualcosa sta per bollire in pentola al Belriguardo. Stay tuned to find out!
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